Il Blog sul Design e Turismo di Icsipsilon.it

Spacchettiamo, spezzettiamo e ricomponiamo il Design per scoprire il Turismo. Operazione ad alto coefficiente di difficoltà.

Blog sul Design dei servizi. L’unico (o uno dei pochi) che unisce i due mondi del Design e del Turismo. Accoglie le riflessioni di pofessionisti, guru della comunicazione, esperti di marketing. È un luogo di confronto per aprire strade di dialogo e progettazione comune, può essere un approdo intellettuale che stimola un riscontro pratico delle sessioni di SERVICE DESIGN JAM.

Il design e il turismo sono due settori che avranno il compito di rilanciare l’economia dell’Italia nei prossimi anni. Svendiamo i marchi Italiani più noti con una frequenza impressionante. Il territorio e la cultura però, quelli restano sempre. E aspetto più importante, sono valori che si rinnovano, che non sono finiti. Cerchiamo di capire insieme come progettare i servizi in modo ottimale.

Sulla pagina facebook di icsipsilon.it si descrive l’attività che ritrovate qui, nel Blog sul Design dei Servizi.

“Icsipsilon.it è un insieme di energie positive che si muovono in città sul tema del design dei servizi. Un punto gravitazionale cui lasciarsi attrarre per chi crede nella necessità e opportunità di progettare i servizi in modo consapevole e ottimale. Un’idea di aggregazione per conoscere praticamente gli strumenti del Design Thinking, per confrontarsi e crescere insieme in sinergie e strade percorribili di progettazione partecipata.
Una possibiltà per chi crede che il lavoro del designer non consista nella forma o nella parte estetica del progetto ma nel processo. Icsipsilon.it è qualcosa che prima non c’era. Come ciò che facciamo. È una scoperta continua.”

Partecipa anche tu alla prossima JAM – Prato 17-19 Febbraio

Il link giusto per segnarsi alla Service Design Jam di Prato è questo: https://www.eventbrite.com/e/prato-global-service-jam-ticke… Dalla pagina Facebook dell’evento: La Global Service Jam è il piu grande evento dedicato al Service Design e al Design Thinking svolto contemporaneamente in oltre 150 città in tutto il mondo. Progettisti e filosofi, artisti e ingegneri, antropologi e ricercatori, sviluppatori e markettari, makers e artigiani, designers di ogni tipo saranno parte di una 48h creativa e collaborativa per ricercare, ideare e sviluppare servizi innovativi. Una co-design jam è un evento di progettazione collaborativa che raduna persone interessate ad approcci innovativi e “design-based” alla creatività e al problem-solving. I partecipanti sono coinvolti in un processo creativo che va oltre la presentazione di un’idea ma tramite ricerca, sperimentazione e generazione di prototipi danno vita a soluzioni originali e centrate sui bisogni delle persone. Durante una jam si impara ad utilizzare strumenti di service design, il design thinking e metodologie di ricerca qualitativa. Poi non dite: “Perché non ce l’hai detto!” Partiamo venerdì! Proseguiamo nel fine settimana! Ecco il programma 17 Febbraio: Welcome, tema & generazione delle idee e formazione dei team 18:00 – Registrazione e Welcome 19:00 – Intro alla Prato Service Jam del gruppo CodesignToscana 19:40 – Lancio del tema 20:00 – Idea generation – creazione team – brainstorming 21:00 – A domani! 18 Febbraio: Ricerca, progettazione & prototipazione 10:00 – Apertura&Colazione 10:30 – Recap e programma giornata 11:00 – Pretotipo 11:30 – Pillola su UX research (tba) 12:30 – Preparazione interviste e inizio lavoro sul campo 13:30 – Pranzo 14:30 – Learnings + Personas 16:00 – Pillola su Prototyping (tba) 16:30 – Prototipazione 17:00 –...

Il rigore lo tiro io. Ovvero: le ricerche di mercato e il design thinking

Una delle domande più frequenti per chi se ne va in giro per consigli di amministrazione decantando le capacità miracolose del Design Thinking è: ma hai dei dati per dimostrare che l’approccio funziona? La fase di analisi del design thinking e quella della ricerca di mercato possono coesistere, con buona pace dei professionisti con impostazioni rigide e verticali. Un designer, è abituato a gestire compromessi a divergere per poi convergere, gli analisti un po’ meno. È la sindrome del calcio di rigore. Troppo facile per sbagliare, troppo importante per avere la certezza di fare gol. L’analista guarda le statistiche, guarda con curiosità eccessiva l’esito degli ultimi dieci tiri del rigorista. Ma quella è una persona, col suo temperamento, con il contesto, con i minuti di una partita sulle gambe. Le variabili sono troppe, non possiamo non considerarle nell’interpretare dove e come, ma soprattutto perché tirerà proprio in quel modo il pallone. Il progettista con un approccio di Design Thinking non capirà mai in anticipo con certezza se farà gol, ma considererà ogni volta le variabili che rendono complessa la previsione stessa. I dati, sono numeri e con i numeri si fanno statistiche, si aggregano contesti umani completamente distinti tra loro. L’analista ha una visione parziale, al massimo riesce a categorizzare i comportamenti, ma l’interpretazione è altra cosa. Le interviste 1 to 1 del Design Thinking non riempiono delle caselle, non sono risposte che vanno nella categoria dei dati, ci fanno capire perché quello che proponiamo è percepito come valore in modo indipendente dalla classificazione economica o dalla categoria nella quale siamo abituati, da un’impostazione matematica e tecnica ad incasellare le volontà....

Il Design Thinking è un approccio, o in inglese mindset. È un tendere ad applicarsi nella ricerca di soluzioni creative.

Arrivo due minuti fa”: Workshop del 10 Settembre a “Lo Studio” di via Coldaia di San Piero a Sieve. Iscriviti al workshop.   L’evento del 10 Settembre nel Mugello sarà una giornata in cui l’unica condizione per partecipare sarà la disponibilità a mettersi in gioco. Al materiale di progettazione pensiamo noi. Carta, post-it, colori, mattoncini lego. Capita, nella vita, di voler fare qualcosa e ritrovarsi a fare altro. Una situazione più comune di quanto si tenda a credere. Così accade spesso a chi si avvicina al Design come percorso di studi prima e come professione poi, di trovarsi spesso ad applicare competenze e conoscenze di progettazione nelle relazioni; più raramente a celebrare i successi personali di forma e funzione. Lo scenario industriale è cambiato qualitativamente con scarse possibilità di ritorno al passato. Il cambio di paradigma ha introdotto la possibilità di essere designer in quanto fruitori di un servizio. Da questo punto di vista siamo tutti autodidatti.    La giornata si dividerà in un primo momento introduttivo (mattina) durante il quale si prefigureranno gli scenari progettuali. Adriano Toccafondi e Angelo Minisci introdurranno il Design Thinking e il Service Design. Si proietteranno slides descrittive che diventeranno materiale fruibile alla fine del worksop. Saranno i libri e gli oggetti non comuni a rappresentare le basi per un ragionamento critico sui temi del cambiamento, la tecnica, la responsabilità, il design dei servizi, l’economia dei territori, la libera professione e le altre forme giuridiche per fare impresa vivendo il cambiamento da protagonisti.    In uno scenario che celebra l’affermazione del sé sulla base del possesso di prodotti che individuano e appagano desideri artificiali, esiste tuttavia una prospettiva che riesce a focalizzare la...

Workshop: “Arrivo due minuti fa”. Lo scenario di Angelo Minisci

“Comprendere a fondo la portata di una piccola rivoluzione, in qualunque sfera essa occorra, proprio mentre è in pieno svolgimento, è impresa ardua, se non impossibile. Come prevedere quali e quante tre le promesse o le minacce, le aspettative o i timori saranno confermati dopo dieci o venti anni? E quante volte ciò che sembrava una rivoluzione al momento, riconsiderata con la consapevolezza che la storia ci regala, si rivela una semplice correzione di rotta, o una superficiale agitazione? E tuttavia in nessun momento previsioni, attese, speranze, certezze si manifestano come nel corso di una rivoluzione. Se il progetto, come occasione di crescita e trasmissione della conoscenza, può essere descritto come un processo cognitivo, la visualizzazione, in altre parole, la capacità di tradurre il progetto in immagini, gioca un ruolo fondamentale, sia sul piano della generazione di proposte innovative che su quello della loro comunicazione. Il miglior modo di prevedere il futuro è progettarlo, dargli forma. Il “buon design” è prima di tutto progetto dell’idea, poiché è il significato che plasma l’oggetto; si basa sulla contaminazione fra discipline, perché da questo nasce l’identità del progetto; sperimenta linguaggi e diviene messaggio. Un nuovo prodotto non può limitarsi a essere il risultato di una giusta combinazione di valori estetici e funzionali, ma ha senso di esistere solo se ha realmente qualcosa da raccontare; deve es­sere in grado di comunicare da sé il senso della propria esistenza e della propria funzione.” Angelo...

Workshop di Design sul Cambiamento: Designthinking & Servicedesign

Scarica il programma completo Il mondo digitale ha reso tutto più liquido, ha reso possibili servizi innovativi, ci ha fatto percepire per la prima volta in contatto con un numero sufficientemente ampio di persone da crederci importanti. Conviviamo con la certezza di esserlo. Siamo persuasi dalla convinzione che le nostre idee siano le migliori, che tradurle in un sito web apra le porte ad un sicuro successo. Serve capire il mondo del progetto prima. Per arrivare a fare le scelte giuste. Per non sprecare risorse. Per creare vero valore. Capire come progettare. Tornando indietro di un paio di minuti dal momento della decisione che potrebbe cambiare il tuo futuro. Programma della giornata di lavoro: 9.00 – Caffè e colazione di benvenuto 9.30 – 12.30 – Scenari di progettazione partecipata, il Design Thinking in pillole e il Design Thinking da riunione di condominio. 12.30 – 14.00 – Pausa Pranzo con prodotti tipici. Energizzante quanto basta. 14.00 – 17.30 – Cambia. Crea. Comunica. Sessione di lavoro con strumenti del Service Design. Lavoriamo su noi stessi. Per capire dove andare, serve capire dove siamo. QUANDO Sabato 10 settembre 2016 dalle 09:30 alle 18:00 (CEST) – Aggiungi al calendario DOVE San Piero a Sieve – Via Coldaia, 11, 50037 San Piero a Sieve – Visualizza...

Bologna Service Design Jam 26 27 e 28 Febbraio

Ormai ci siamo. A fine Febbraio, persone dal mondo del Design dei Servizi e della user e customer experience si incontrano in diverse location intorno al mondo in un evento globale chiamato Global Service Jam. Le città coinvolte saranno quest’anno 150. La parola Jam è prestata dal mondo della musica perché vuol lasciare spazio al concetto di armonia che nasce e si sviluppa quando un gruppo di persone si riunisce e crea musica partendo dalla conoscenza dei propri strumenti. Così è per la progettazione. Un’orchestra selezionata o improvvisata che improvvisamente si armonizza e riesce a stupire. Durante la Service Design Jam si costruisce insieme una progettazione intorno ai servizi condividendo idee,temi, melodie: Dalle idee di ciascuno può nascere un prodotto inatteso, non previsto, unico. Questo processo sarà reso possibile e facilitato da alcuni mentor. I mentor sono professionisti nel settore del Design dei Servizi, del marketing, della user experience, che durante la Jam seguiranno il team a loro assegnato, guidando i partecipanti con consigli ed esperienza. Il compito del mentor è quello del facilitare il processo creativo e progettuale: dovrà supportare il gruppo nell’uso dei vari strumenti del Service Design che verranno presentati e sarà la persona al cui il team si rivolgerà in caso di dubbi e difficoltà. Aiuteranno a scandire meglio i tempi e a coordinare le dinamiche di relazione e interazione. Ecco i nomi dei mentor e i loro profili professionali online: Guglielmo Apolloni  Serena Leonardi  Marco Di Norcia Antonio...

Gioco generativo d’idee con il LEGO

Se è vero che l’innovazione la si fa solo se si è in grado di agire sul significato e non sul mezzo, la si deve cercare con il pensiero laterale ai confini delle discipline convenzionali. Si riesce ad osare producendo risultati positivi solo quando si è appreso totalmente le potenzialità di uno strumento. Il LEGO si associa all’infanzia, ma la stessa azienda ha capito da sempre, che si può “giocare” coi mattoncini ad ogni età. Gli incastri, la creatività che stimola  sono unici e la proiezione dei pensieri dei progettisti può aver bisogno di materia da esperire con il tatto e la vista. Così i personaggi rappresentano persone vere, in situazioni verosimili, i colori delineano aree, gli oggetti le interazioni. Il processo si svolge in team con l’intento di aprire un confronto sulle idee di tutti i partecipanti, di delineare uno scenario comune, dando vita al set con personaggi ad-hoc e oggetti che interagiscono tra loro. Il lavoro di divergenza e convergenza di vedute si dipana su una linea temporale che modifica lo scenario fino a trovare un punto d’incontro e definire di comune accordo i confini del servizio che si sta progettando. Questo approccio che tiene la mente e le mani occupate simultaneamente, permette una più profonda conoscenza di ciò che si sta progettando in termini di scelte e possibilità. Il Gioco generativo d’idee con il LEGO permette di rallentare il tempo di “nascita e morte” di un’idea nel brainstorming, facilita un giusto equilibrio tra convergenza e divergenza....

Non serve investire sui processi di digitalizzazione se non conosci il cliente

Si parla di strategia ogni volta che si cerca di allineare le visioni interne dell’azienda allo scenario di creazione di valore e il conseguente business. Sarebbe opportuno però non dare mai per scontato quello che vuole il cliente. Portare il cliente al centro della progettazione, lo sappiamo è un passo in avanti importante per evitare il problema. Quando si riesce a renderlo partecipe anche nelle fasi di processo centrali aumentiamo le possibilità di successo. Serve quindi un confronto interno all’azienda aperto e fluido che dedichi tanto tempo alla divergenza quanto alla convergenza prima di prendere una direzione. Per capire nel modo più chiaro possibile cosa crea effettivamente valore per il cliente. La costante crescita di soluzioni tecnologiche spinge le aziende a riorganizzare internamente il digitale senza considerare cosa vogliono i clienti e senza considerare la necessaria evoluzione di comportamento. I dati e i casi di studio di importanti realtà nel settore bancario del 2015 ci restituiscono uno scenario di parziale fallimento che avrebbe potuto essere evitato. Un errore che spesso si è commesso infatti è stato quello di investire enormi percentuali di fatturato per dare lavoro ad una squadra altrettanto sproporzionata. L’approccio mentale giusto è quello che permette di essere flessibili, di fornire una visione chiara e condivisa del cambiamento prima che questo avvenga. Solo in un secondo momento sarà opportuno allargare al numero di persone coinvolte. L’anno appena concluso è stato pieno di importanti novità di implementazione digitale per grandi nomi che operano nei servizi. Il trend sarà in crescita per i prossimi mesi e stiamo per vivere un tempo di frizzanti novità. A mio avviso una presa...

Quando una lettera di un calciatore diventa Design

La favola del Leicester prima squadra nella Premier League evoca una struttura narrativa già efficace di per sé. Quando il calciatore simbolo della squadra scrive una lettera ai tifosi con l’intento di coinvolgerli come parte attiva nella “battaglia” per i tre punti allora si può parlare di Design a tutti gli effetti. Dico e scrivo spesso che il Design dei Servizi è permeato dalla comunicazione e sostengo anche la necessità di modulare il tono e il lessico tenendo in considerazione la natura dell’interlocutore. La decisione di investire in una stampa a colori per ogni seggiolino dello stadio non è Marketing, è Design. Perché aldilà del mezzo (pur consono in questo caso) è importante il messaggio. E quello che Vardy scrive qui è percepito come vero, sentito, personale e istintivo. Nel messaggio, appunto, si chiamano in causa i tifosi come attori di una piccola parte che andrà a comporre la scena della classifica finale. Il coinvolgimento emotivo è scontato, altrimenti allo stadio non ci vai, ma è quello razionale che fa la differenza in questo caso. Si dice chiaramente che  gli spettatori sono parte attiva del successo ottenuto finora dalla squadra della piccola provincia inglese. Questo è importante in ogni progetto. Il leader, se è tale per autorevolezza, sa coinvolgere tutti nella giusta misura. Per tutti si intendono gli attori che hanno interessi più o meno palesi nella realizzazione del desiderio comune. L’altro aspetto da considerare è quello dell’obiettivo. La parola “obiettivo” viene definita così: Lo scopo di un’azione, di un’iniziativa; il risultato che ci si propone di ottenere; il fine cui si tende. Sinonimo della parola obiettivo è: traguardo. Vardy...

Il redesign di un sito web è il risultato della fine di un amore

Quello che voglio condividere qui è un vissuto che si ripete ad ogni richiesta di preventivo. Le storie hanno tutte in comune uno svolgimento temporale che ripercorre alcune fasi imprescindibili. Per l’amore non è diverso. Chi ama la propria azienda come la propria famiglia fa sempre fatica ad uscire dalla crisi. Non sto scrivendo della crisi economica, ma piuttosto della resistenza al cambiamento. Aver vissuto una fase d’innamoramento, un periodo in cui le cose andavano bene come conseguenza ad una buona idea chiude spesso alla capacità di evolvere verso l’erogazione di servizi innovativi e la produzione di oggetti in grado di soddisfare bisogni emergenti. Il conflitto crea opportunità ed anche una linea di confine che determina il fallimento o il successo, magari non assoluti, ma rappresenta comunque il preludio di uno sconvolgimento emotivo. Quando si progetta un sito web si hanno due possibilità: – seguire le indicazioni del cliente e accontentare le sue richieste fornendo delle soluzioni tecnologiche. – proporre una visualizzazione delle dinamiche aziendali e ragionare sulla loro opportunità Se si sceglie la seconda via, d’accordo con il cliente, al punto di crisi ci si arriva per forza. Alle domande cruciali emerge un piccolo attrito, che incrementa fino a diventare frattura. Una frattura che spesso porta all’interruzione del rapporto con il cliente. In altri casi porta ad una rinascita, conseguente alla scoperta di energie e risorse inaspettate. Un redesign di un sito web è allo stesso tempo la fine e la nascita di un nuovo amore. Pensate all’entusiasmo, alla passione che mettete nel racconto del vostro nuovo sito online. Lo fareste per un viaggio, non per la riorganizzazione...

L’effetto condominio nel turismo

Siamo abituati a vivere vite che accolgono e restituiscono input percepiti come collaudati. Non vediamo il nuovo perché non ce lo concediamo o perché è troppo complesso. Ci proteggiamo lasciando le decisioni ad altri, proviamo a mantenere intatta la sfera personale sfiorando appena il tutto. Che scorre come da convenzione. Il privato invece, nessuno lo tocchi. Meno male che esistono i condomini. Ripartiamo da quelli. Dalla sensazione della riunione del giovedì alle 21.00. Quando il tuo cervello vaga tra la stanchezza della giornata e accoglie sprazzi di felicità effimera che nascono e muoiono dal pensiero che l’indomani è l’ultimo giorno della settimana. Quelle facce che ti stanno di fronte disposte in cerchio, ci metti un po’ a focalizzarle. Sai che devi fare l’ultimo sforzo, devi confrontarti sul parcheggio del condominio. Opzioni possibili: svenire indossare un paio di occhiali finti con occhi aperti e dormire fingersi malato varie ed eventuali (che nel caso di specie è il suo) Oppure partecipi. Il condominio è la prova della difficoltà in cui incorriamo ogni volta che ci troviamo a dover prendere delle decisioni. In un contesto nel quale un gruppo di persone si trova a dover decidere su di un servizio che riguarda tutti vengono fuori le motivazioni più strane, qualcuno confessa malefatte, altri accusano, altri citano esempi, non ci si trova mai d’accordo. Nemmeno. Soprattutto, sul colore. L’amministratore che faccia anche il designer ancora non l’hanno riconosciuto come professionista. E allora via di maggioranza. E la decisione, quella che conta, quella che porterà ad un cambiamento non si basa mai sulla conoscenza completa dei pro e contro. Non ce la facciamo. Decidiamo...

Smettiamo di scrivere UX vs DESIGN

Da qualche mese, gira in rete un’immagine di cui non condivido il significato. Mi spiace che sia diventata virale perchè non fa altro che confermare quello che da tempo vivo quotidianamente. Cioè l’idea sbagliata che del Design ha chi non si occupa di progettare. C’è una grande confusione in merito. Per cambiare in meglio ci vuole coraggio, ma soprattutto è necessario che chi ha altre competenze faccia bene quello in cui riesce e non cali soluzioni dall’alto. Non serve, anzi è controproducente, dare al Design qualsiasi accezione negativa. Non ha senso contrapporre il Design alla User Experience perchè il primo include la seconda. Il Design va pensato come ogni azione necessaria a definire, sviluppare, implementare ed erogare un progetto. La User Experience fa riferimento in parte alla piacevolezza e all’efficienza di quanto si è pensato e prodotto. Ma dal momento in cui il Design nasce come disciplina in grado di coniugare forma e funzione e fa capo a strumenti come la Tavola Tecnica (per i prodotti) e il Blueprint (per i servizi) si occupa della totalità delle azioni necessarie per la progettazione. Include in questo senso quelle che la User Experience considera come necessarie. La rappresentazione e le valutazioni euristiche ad esempio. Sostituirei quindi le parole dell’immagine “User Experience” con “Progettazione Partecipata” e “Design” con “Soluzione Imposta“. Risulta opportuno fare una distinzione di merito tra due modi di essere Designer. Il designer semplice, quello che non ha successo nei salotti, quello che critica quelli famosi per invidia o a ragione, quello che ha bisogno di fare cassa e non si può permettere di selezionare i committenti. Questa tipologia di Designer...

Il Design dei Servizi e l’opportunità Sharexpo

  Il Design dei Servizi e l’opportunità Sharexpo La disciplina del design dei servizi offre un insieme di approcci, metodi e strumenti che hanno trovato una recente e proficua applicazione nel campo dell’innovazione sociale e dell’attivismo civico. Ricercatori e designer si specializzano più frequentemente negli ultimi anni su come attivare le modalità di collaborazione, di co-progettazione e co-produzione tra diversi attori includendo l’utente finale ovvero i cittadini, persone che vivono fisicamente un territorio. Che vivono e usano gli spazi urbani, fruiscono dei servizi pubblici, palesano bisogni, desideri e idee. Qualsiasi territorio a vocazione turistica integra i servizi al cittadino con quelli che eroga ai turisti. La politica tende a dare soluzioni semplicistiche, si limita a ridurre la complessità andando ad agire sui singoli problemi, spesso eliminandoli alla radice. La progettazione partecipata permette di strutturare progetti nei quali i cittadini si sentono protagonisti. Cambia quindi lo scenario e il paradigma. Un approccio di co-produzione dal basso rende necessari nuovi metodi, ma soprattutto nuovi mindset, nei modelli di erogazione del servizio, negli stakeholders, nell’identificazione dei ruoli, nella definizione di linee guida, nei criteri di valutazione. Il design dei servizi applicato al campo dell’innovazione nel turismo sostenibile si sta evolvendo. La vera sfida di integrazione risiede in una progettazione fluida e modulabile che non deve portare disagi in termini di sovraffollamento o ritardi al cittadino, ma che abbia la necessità di essere rigenerabile e sostenibile sul lungo periodo. La speranza è che Sharexpo possa sensibilizzare i decisori sull’importanza del tema. Che sia un’occasione per evidenziare e diffondere le nuove forme di collaborazione tra cittadini, istituzioni e imprese sociali in un percorso di...

Cosa sono le SERVICE DESIGN JAM

Cosa sono le SERVICE DESIGN JAM? Si è appena conclusa la Service Jam di Rotterdam, approfitto per scrivere due righe. Tra un tweet e il classico ragù a cottura lenta. Dalla mia cucina invasa da odori e suoni familiari. Anche nel mondo del Design dei Servizi esistono i guru indiscussi, nomi che fanno da soli l’evento. Ma l’aspetto che accomuna le jam è la parte in cui tutti sono chiamati a partecipare alla progettazione. Se ogni evento per definizione celebra qualcuno, qui si respira sempre un’aria di inclusione. Forse perché chi crede nel service design ha il dna strutturato con molecole speciali, forse perché è portatore sano del virus dell’empatia. Ogni volta che ho partecipato a eventi o workshop di questo tipo ne sono uscito con la consapevolezza d’esser cresciuto. Le jam non sono un marchio, sono prima di tutto un modo di interpretare e reagire alla complessità del dinamismo delle società moderne. Non è un caso, non può esserlo, che siano i paesi più avanzati dal punto di vista sociale a promuoverle. Sono il primo a riportare le discussioni sulla progettazione dei servizi sulla terra: “va bene sognare ma avete presente la situazione dei treni regionali?” Il service design si rifà spesso ad aspetti legati a valori intangibili, come il senso di appartenenza o il livello culturale. Ma questi si progettano nelle prime classi, nei treni ad alta velocità. E chi prende il regionale alle 6 e mezzo di mattina? Mica vuole tutte queste cose. Che gliene frega dell’accoglienza del personale, passa sopra anche alla temperatura purché il treno sia puntuale. È la prima cosa che cerca. Vuole...

Esempi di successo nel Design dei Servizi

Una serie di esempi di successo nel Design dei Servizi può risultare utile per introdurre a questo mondo chi si avvicina per la prima volta al progetto che ha insita nella sua definizione la dimensione temporale. Se si è bravi a progettare servizi di un settore specifico come il Turismo non è detto che possiamo esserlo anche in altri ambiti come quello ospedaliero, quello della sicurezza o dei servizi sociali ad esempio. Non conosco casi di successo per semplice proprietà transitiva. Una preparazione profonda del settore in questione è sempre necessaria. Spesso si tratta di informazioni che possono essere reperite facilmente. Ciò che non è trasferibile è invece l’empatia e quell’approccio che considera le persone e le loro risposte sensoriali al centro del progetto. Un designer deve sapersi muovere sia in orizzontale che in verticale sulla ormai nota forma a T.  Significa che deve avere una preparazione sia molto specifica sia modulabile, deve saper cioè muoversi e coordinare un team di lavoro con competenze eterogenee. Questa non è una qualità comune, non si acquisisce. Ma è anche vero che la conoscenza degli strumenti di progettazione è scalabile nell’approccio sistemico. Prendere ad esempio casi di successo di altri settori può aiutare quindi ad aprire la mente per la ricerca di soluzioni per il Turismo derivanti dal pensiero laterale. Spesso agire sul territorio, sulle dinamiche relazionali dei cittadini genera delle opportunità di sviluppo altrimenti passive. Sono tanti gli esempi di ospedali che hanno progettato un servizio di assistenza al paziente che fa leva sugli aspetti emotivi e psicologici delle persone curate per malattie gravi. I pazienti in queste strutture vengono seguiti nel...

Azienda Agricola – Il tempo da dedicare al tuo sito per vendere i prodotti

  Quante volte si sente dire. “Non ho tutto questo tempo da dedicare al sito.” “Non si può impostare un invio di contenuti in automatico?” Quando si parla di erogare un servizio si tratta di rendere tangibile quello che non possiamo far vedere, sentire o toccare. Non si tratta di un oggetto, ma di un mondo di emozioni e di valori che deve essere comunicato in modo piacevole a chi ci sta cercando. Chi ha un’azienda agricola e una serie di prodotti come il vino, il formaggio, gli insaccati ha un grande vantaggio rispetto a chi può solo vendere camere. L’offerta del servizio di alloggio può e deve essere integrata con il mondo sensoriale dei prodotti, ma può accadere anche il contrario. Che siano cioè i prodotti a richiamare il turista, proprio dove quel formagggio o quel vino vedono la luce. Magari per scoprirne il processo tramite il quale vengono realizzati. Dobbiamo farci trovare pronti allora. Non sottovalutare le azioni che vengono svolte nel quotidiano, nel laboratorio o nel magazzino dell’azienda. Chi viene a visitare un’azienda agricola vuole immergersi sensorialmente in un contesto lontano dallo stress della quotidianità, dalla fretta della città. Fargli assaporare il nostro mondo prima che lo faccia fisicamente è fondamentale. Le immagini e i contenuti sono qualcosa di molto prezioso per comunicare le azioni di chi vive e lavora nell’azienda agricola. Sono tanto importanti quanto i prodotti tipici stessi. La risposta è sempre la stessa, dal piccolo B&B all’Agriturismo, i contenuti devono essere prodotti da chi gestice la struttura turistica.Cosa c’entrano allora il Design e il progettista in tutto questo? Nella sua accezione meno nobile...

Quanto costa un sito in WordPress?

Dire con esattezza quanto costa un sito in wordpress è difficile, dipende da mille fattori. Per cui serve la giusta dose di pazienza, anche solo per il preventivo. Fare preventivi fa parte del lavoro del freelance e si può affrontare la questione in due modi. O si dà il prezzo complessivo elencando le varie voci di spesa oppure si propone un prezzo a consuntivo delle prestazioni effettuate. Nel primo caso solitamente il prezzo è più alto perchè entrano sempre in gioco variabili di complessità difficili da prevedere. Dare la possibilità della doppia scelta al cliente è un ottimo metodo, solitamente apprezzato. In questo modo il committente può scelgiere liberamente la modalità che preferisce. Icsipsilon.it preferisce la modalità del consuntivo perchè sebbene sia più complesso elencare nel dettaglio le varie attività svolte per la realizzazione del progetto si ha il vantaggio della flessibilità della gestione dei costi. Il nostro approccio è sempre quello di dare un grande valore agli aspetti di progettazione relazionali, coinvolgere persone costa ma il  cliente può valutare step dopo step fin dove spingersi nella profondità di progettazione. Con molta difficoltà si riesce a fare dei preventivi di realizzazione di un progetto a 360° al di sotto dei 900€ e altretanto difficilmente un progetto dura meno di 20 ore. Il mantenimento del sito web con posizionamento, promozione social e aggiornamenti ha invece un costo che si aggira intorno ai 3000 o 5000...

Quanto deve essere grande un elemento interattivo

Quanto deve essere grande un elemento interattivo? In una esperienza d’uso di un sito web è importante l’utilizzo dell’interfaccia touch. Si è passati da una progettazione che prevedeva il clic con il puntatore del mouse all’utilizzo delle dita sullo schermo. Il mouse ha una precisione estrema, un margine d’errore di un solo pixel. Il punto quindi è quello di permettere una selezione agevole e una conseguente esperienza d’uso piacevole. Quanto devono essere grandi i touch-target, quali sono le dimensioni minime? Il polpastrello del dito indice opera su un’area di 8-10 mm che corrispondono approssimativamente a 30 pixel di altezza per 44 di larghezza. Bilanciare la forma ed i colori dei siti web restituisce poi un’impressione complessiva positiva, solo se ogni area di selezione è in armonia con la propria importanza. Se i target sono troppo vicini possono rappresentare un elemento di disturbo, possiamo infatti incorrere nell’errore di una selezione involontaria e il caricamento di una pagina non desiderata.  Consideriamo necessaria e sufficiente una spaziatura di 1-2 millimetri. Queste misure sono ricavate dalla legge di Fitt, che calcola in una equazione le variabili del tempo, della dimensione e della...

Moodboarding & Styleboarding – Strumento di progettazione per il Design

  Moodboarding & Styleboarding È uno strumento preso in prestito dalla moda che serve a descrivere valori intangibili e stili di vita attraverso le immagini. È un collage di immagini e singole parole utile per un colpo d’occhio con cui inquadrare il nostro utente di riferimento oppure il contesto nel quale l’esperienza potrebbe essere vissuta. Dopo la definizione del collage si realizza lo Styleboard che definisce i dettagli estetici: colori, font e patterns. Come si fa? Per la realizzazione solitamente si utilizza un software di gestione ed elaborazione immagini. Queste vengono selezionate ed aggiunte in base a suggestioni o rimandi interpretativi ad altri modelli mentali. È utile progettare in modo partecipato perchè la condivisione di un moodboard può far risparmiare tempo in fasi successive di implementazione, si devono infatti togliere immagini non condivise ad aggiungere quelle con maggiore consenso. Perché si utilizza? Servono ad allineare i canoni estetici del progetto e i relativi valori intangibili che devono trasparire dal progetto. Si utilizza per evitare fraintendimenti nelle fasi iniziali e procede quindi in modo più spedito nelle fasi successive. In particolar modo lo styleboard suggerisce le linee guida stilistiche riguardo a font, colori, texture, stili di paragrafazione, linee morbide o rigide. Cosa si ottiene? Sia il moodboard che lo styleboard sono documenti digitali o cartacei che descrivono il servizio attraverso le immagini. Si ottiene uno spazio delimitato pieno di input sensoriali che andranno a costituire la linea guida...

La Actors map – Strumento di Rappresentazione per il Design

La Actors Map – Strumento Descrittivo per il Design La mappa degli attori è uno studio dettagliato delle relazioni che intercorrono tra gli stakeholders del sistema. È uno strumento atto ad evidenziarne il funzionamento. Come si fa? Un’actor map si differenzia dalle altre mappature perchè permette di osservare il servizio da diverse angolature. Di volta in volta infatti si può modulare con punti di osservazione distinti. Ora l’utente finale, ora l’operatore, ora il tecnico. Definito l’attore attorno al quale sviluppare la mappa si passa alla rappresentazione delle connessioni a raggio e la relativa descrizione. Perché si utilizza? La variazione del punto di osservazione permette di approfondire i dettagli delle interazione, è utile per evidenziare difetti o possibili implementazioni. Si riescono inoltre a studiare meglio gli aspetti rilevanti. Cosa si ottiene? Si ottiene un diagramma a raggio che evidenzia con delle linee le relazioni con gli attori. Lo spessore della linea può indicare il grado di profondità della relazione (più spessa la linea, più profonda la...

Storyboard & Storytelling – Strumento descrittivo per il Design

Storyboard & Storytelling – Strumento descrittivo per il Design Il nome della tecnica deriva dal disegno di una storia e descrive, esattamente come avviene in un fumetto, uno sviluppo temporale tra i protagonisti. Attraverso la storia che si dipana su elementi creativi si riesce a descrivere l’eperienza che vivrà l’utente. Lo storyboard definisce indirettamente anche il contesto e i luoghi in cui avviene l’esperienza. È senza dubbio uno strumento molto intuitivo, le immagini e la narrazione diretta dei protagonisti rendono facile una condivisione degli attori del team. Perché si utilizza: Perchè può integrare altri strumenti nella descrizione del percorso dell’utente durante l’erogazione del servizio. Una storia utilizza anche un linguaggio emotivo, descrive ciò che accade ai protagonisti da un punto di vista sensoriale. Tutto ciò va a creare un’atmosfera. Le espressioni del linguaggio aiutano anche a calarsi nei panni della quotidianità dell’utente con una giusta dose di empatia, che non basta mai quando si vuol progettare in modo consapevole e ottimale. Come tutti gli strumenti visuali, lo storyboard aiuta a comunicare un concept o l’intera progressione del servizio e permette un ragionamento di revisione e rielaborazione. Come si attua: Si attua in una sequenza di passaggi: Raccolta dei dati. Tabelle riassuntive. Identificazione dei bisogni, dei desideri, degli ostacoli e delle opportunità. Tabelle riassuntive. Identificazione degli step che costituiscono l’esperienza. Post-it di flusso. Fumetto delle scene che narrano la sequenza temporale delle scene vissute dai protagonisti. Cosa si ottiene: Lo Storyboard si può realizzare con il computer su Illustrator o software simili oppure con disegni fatti a mano o collage di giornali. In ogni caso si riesce ad ottenere una rappresentazione...

Customer Journey Map – Strumenti di analisi per il Design

La Customer Journey Map nel Turismo La customer journey descrive il percorso che l’utente compie dal primo contatto sensoriale con il servizio fino al momento in cui termina di usufruirne. Il percorso può dipanarsi in più soluzioni possibili in base alla decisione presa dall’utente in conseguenza ad una interazione. La customer journey descrive cronologicamente questo percorso e si traduce in una mappa visiva che rappresenta su piani diversi l’azione compiuta, la fase temporale, i canali attraverso cui il servizio si manifesta e i touchpoint e le persone con cui l’utente interagisce. Perchè si utilizza: La customer journey è uno strumento di rappresentazione visiva ottimo che può esere utilizzato sia in fase di sviluppo di un progetto ex-novo sia per evidenziare il percorso di un utente che usufruisce di un servizio già esistente. Permette di capire cosa succede in un determinato momento come conseguenza ad un’interazione e in che modalità l’interazione può avvenire. La stesura della mappa sarà più efficace quante più persone verranno coinvolte nella sua definizione. La finalità è quella di presentare un percorso fluido, coerente con quanto comunicato in fase di promozione e che contenga tutte le caratteristiche necessarie alla sua fruizione. Come si attua: È preferibile attuarla con un approccio di progettazione partecipata che coinvolge tutti gli stakeholder legati servizio. Si procede, solitamente con post-it di diversi colori che descrivono temi distinti: – cosa accade all’utente – con chi e cosa si interfaccia (touchpoints) – attraverso quali canali fruisce del servizio – quali sono le azioni che compie in ogni step Il percorso viene mappato in ordine cronologico a partire dal momento in cui l’utente viene...

Il Service Blueprint – Strumento di Ricerca per il Design

Il Service Blueprint La complessità di un servizio è insita nella sua intangibilità e nella contestualità tra esperienza e valore sensoriale. Il valore è percepito eterogeneamente dalle persone e non può essere progettato univocamente. Il Service Blueprint serve a progettare invece il contesto nel quale l’esperienza viene vissuta. Gli elementi che si relazionano nell’erogazione di un servizio si suddividono in visibili e non visibili. Progettare in modo consapevole significa tenere in considerazione ogni singolo aspetto, descriverne gli effetti lungo lo sviluppo di una linea temporale. È esattamente ciò a cui serve questo strumento. Il Service Blueprint è uno strumento di mappatura che descrive nei dettagli le fasi del servizio evidenziando tre livelli operativi: – quello degli operatori – quello d’interazione – quello dell’utente Perché si utilizza: Il motivo principale è quello di avere una visione d’insieme delle attività attive e passive necessarie all’erogazione del servizio. L’integrazione di icone e testi descrittivi permette un’immediata e facile interpretazione visiva ed è adatta ad essere compresa in modo intuitivo (se ben fatta). Il documento lega i mondi comunicativi di tutti gli stakeholders, ne facilita le conversazioni. È molto utile nel momento in cui si capisce di dover apportare delle modifiche al progetto, per condividere una decisione sul come, cosa e dove intervenire. Permette di rispondere alle aspettative dell’utente, prevenendo possibili disservizi. Permette inoltre di individuare interazioni profonde altrimenti di difficile intuizione. Come si attua: Si inizia facendo una lista di ogni singola interazione necessaria affinché il servizio possa essere erogato, dal primo contatto all’ultimo. Si definisce questa lista da un punto di vista tecnico facendo partecipare al processo utenti e operatori. È...

Quanto è importante l’aspettativa nell’esperienza. I feedback multisensoriali.

Poniamo il caso di un’azienda X nel settore del Turismo che lancia un nuovo prodotto legato a dei servizi accessori per il prossimo Ottobre. L’azienda X è una SPA che ha ampliato gli spazi per il fitness. Decide di fare promozione regalando dei cofanetti (prodotto) ai clienti abituali. Il cofanetto contiene un pennino usb con un software che permette di inserire un codice che dà diritto a servizi accessori gratuiti e un braccialetto che dà accesso all’area dedicata. C’è poi una brochure con foto e testi descrittivi. Fin qui tutto ok. Il software ha un punto debole però, non fa capire chiaramente se la procedura è stata svolta correttamente o meno. Una volta inseriti dati e codice si apre un’altra pagina che descrive il servizio con un piccolo pulsante e una spunta in basso. Senza questo ulteriore passaggio il braccialetto non si attiva. Ma il pulsante è poco visibile. Stiamo parlando di un’azienda conosciuta per la qualità dei servizi che offre. Una SPA di alto livello in Toscana. Quando un’azienda ha già una buona reputazione ha anche l’arduo compito di mantenere alto il livello delle prestazioni. Deve puntare inoltre ad una continua innovazione, senza la quale non può essere percepita come viva e in evoluzione. Per di più i clienti si aspettano qualcosa all’altezza della fama. Credono di aver avuto una giusta considerazione, di aver avuto un piccolo premio per le spese che hanno sostenuto in passato. C’è chi ha completato i passaggi correttamente, cinque clienti su otto però non ci sono riusciti. Hanno completato la prima parte, ma non la seconda. Sono convinti di averlo fatto però. Siamo...

Intervista a Adriano Toccafondi – Non è vero, ma ci credo

Intervista a Adriano Toccafondi by Alberto Correra “Ho voluto intervistare Adriano, per diversi motivi, che brevemente spiego. Il primo è che io credo nelle nuove generazioni, spesso ahimè mi viene da sorridere quando vedo convegni, tavole e quant’altro, dove si parla di giovani ma in realtà l’età media supera i 60. Il secondo aspetto è perché credo sia importante anche confrontarsi con chi la pensa diversamente, nonché ritengo sia un MUST, il rispetto delle opinioni altrui. Laddove ovviamente le motivazioni hanno un carattere di interesse generale, e non personale come nel caso di Adriano. Mi riferisco soprattutto alla penultima domanda. Io di norma non credo negli “enfant prodige“ (Stefano Ceci) che vivono all’ombra della politica, pieni di interesse per tutto e tutti,  ma che poi a fatti concreti fanno scempio delle più semplici norme sulla trasparenza e la meritocrazia, per non parlare di domande che ancora non hanno trovato una risposta esaustiva e convincente. Questa non è percezione ma realtà. Il terzo aspetto è la tenacia, con cui Adriano si muove e si mette in gioco. Non è facile fare turismo in questo paese, basandosi sulle proprie conoscenze tecniche e le proprie capacità. La strada è tutta in salita. Sono sempre più convinto che la prossima generazione, riuscirà – in parte ci sta già riuscendo – a rimettere in moto il turismo. Oggi il turismo nel nostro paese è un orologio che gira all’inverso. Un canovaccio scritto male, gestito peggio e consegnato in modo maldestro, perché racchiuso in poche mani, del tutto sbagliate. Abbiamo confuso il piano nobile con l’attico, ma un edificio parte dalle fondamenta non dai piani...

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